Veneto Vini e Cantine

Andreola, Prosecco in Valdobbiadene

Scritto da lesaucier

L’azienda Agricola Andreola ha sede in Col San Martino, piccolo paese trevigiano situato sulle verdeggianti colline della zona di produzione del Prosecco Superiore D.O.C.G. di Valdobbiadene.

Qui si trovano i 28 ettari di vigneto di proprietà nei quali viene coltivato esclusivamente prosecco, oltre a piccoli quantitativi di varietà autoctone della zona quali Verdiso, Perera e Bianchetta.

Queste uve – “vicine” al Prosecco fin dai tempi più antichi – vengono utilizzate durante la vinificazione in minime percentuali ed accompagnano la maturazione del vino, conferendogli tipicità ed autenticità.

Valdobbiadene è la parola chiave della produzione e della filosofia di Andreola: sta ad indicare la ricerca e il miglioramento continuo di questa azienda nel far sì che i vini esprimano la tipicità del territorio originario del Prosecco Superiore DOCG.

Vi invitiamo a farci visita e degustare i nostri prodotti: vi arriccherete di conoscenze preziose, comprendendo il percorso di produzione del Prosecco Superiore DOCG in tutte le sue fasi, dal vigneto alla cantina, e acquisendo consapevolezza dello stretto legame che unisce il vino alla terra che lo ha generato.

La Storia

La passione per la Vite e per il Vino è il tratto distintivo di questa azienda familiarefondata nel 1984 da Nazareno Pola e che ancora oggi segue la propria produzione dal vigneto alla cantina, coniugando sapientemente metodi antichi e moderne tecnologie, la passione con la ragione.

Oggi Stefano Pola prosegue nella conduzione dell’azienda con la stessa filosofia del padre. Un’evoluzione che ha portato Andreola a comprendere a fondo il “carattere” del Prosecco Superiore DOCG, l’evoluzione del vitigno, la sua diversa adattabilità al territorio e alla diversità climatica e garantendo al proprio cliente un prodotto di alta qualità e controllato in ogni fase di lavorazione, in piena ottemperanza alle nuove disposizioni di legge sulla rintracciabilità di filiera.

 

Ma qual’è la storia del Prosecco? In che modo “territorio e uomo” hanno fatto della zona di Valdobbiadene – Conegliano, la culla ideale per la nascita dell’originale Prosecco Superiore DOCG di Valdobbiadene?

Il prosecco è un vitigno di antichissima origine, addirittura precedente alla colonizzazione dei Romani avvenuta nel II° sec. avanti Cristo. Non si hanno molte informazioni relativamente alle varietà a quel tempo presenti sulle colline di Valdobbiadene e Conegliano tuttavia, proprio dall’epoca romana ci sono pervenute delle testimonianze che riguardano la cultura enologica e sociale del Prosecco.

Secondo alcuni ricercatori la pianta del prosecco coinciderebbe con il vitigno che in epoca romana dava origine al tanto decantato vino Pucino al quale, l’imperatrice Livia, moglie di Augusto, avrebbe addirittura attribuito la sua longevità descrivendolo come “il vino più indicato per uso medicinale“.

Anche Plinio il Vecchio, facendo una rassegna dei principali vini conosciuti nella Roma dei Cesari, descriveva il Pucino come “uno dei grandi vini che imbandivano le tavole dei dignitari romani e che allungava la vita dei suoi consumatori“. Un vino sano che – così come scriveva in età tardo-romana il Valdobbiadenese S. Venanzio Fortunato, vescovo di Poitiers (535-603) – nasceva da una “…terra duplavensis, dove eternamente fiorisce la vita, sotto la montagna dalla nuda sommità“.

Il periodo di massimo splendore viti-vinicolo del territorio fu quello compreso tra i secoli XV°, XVI° e la prima metà del XVII°. Da molti documenti risulta chiaro quanto fosse importante ed apprezzata la produzione enologica dei colli di Valdobbiadene e Conegliano e come essa alimentasse un sicuro e redditizio commercio soprattutto verso i paesi tedeschi e Venezia.

Con i primi decenni del XVIII° secolo iniziò invece un periodo di decadenza agraria ed enologica culminata nella eccezionale gelata del 1709 che causò la morte della maggior parte dei vigneti. A seguito di questa moria gli agricoltori locali preferirono orientarsi verso vitigni più rustici, resistenti e di minor prestigio. Secondo documentazioni dell’epoca, la scarsa qualità dei vini prodotti in questo periodo dipese anche dall’imperizia dei coltivatori che ebbero poca cura dei vigneti e che preferivano vendemmiare prima della completa maturazione dell’uva.

Alla decadenza seguì un periodo di ripresa che si protrasse fino alla fine del XVIII° secolo . Molte infatti furono le iniziative agronomiche e culturali volute dalGoverno della Repubblica Veneta che si impegnò affinché venissero istituite delle specifiche accademie il cui compito fosse quello di riportare la viticoltura agli antichi splendori. La caduta della Serenissima nel 1797 non frenò lo stimolo dato alle popolazioni locali che, fortunatamente, continuarono nel processo di rilancio della viticoltura e dell’enologia.

Subito dopo il congresso di Vienna, per pianificarne la coltivazione autoctona, ilgoverno austriaco del Lombardo-Veneto diffuse un catalogo delle varietà di uva presenti dichiarando che: “Nelle colline di Valdobbiadene e Conegliano dovevano essere coltivate uve Perera, Peverella, Pignoletta, Verdisa, Merzemina nera, Prosecca e Bianchetta, da cui si ottengono vini molto richiesti dai mercati di Carinzia e Germania. Nel distretto di Valdobbiadene le uve bianche hanno la preferenza e forniscono squisitissimi vini“.

Fu verso il 1880 che la Peronospora fece la sua prima comparsa e, assieme all’Oidio, restrinse sempre più la coltivazione della vite così come si legge in un’antica monografia pubblicata nel 1887: “Nel Coneglianese il prosecco perde ogni dì terreno. Scompare sotto il flagello dell’Oidium della Peronospora e delle inclemenze climateriche, persistendo quasi solo nel distretto di Valdobbiadene e nei colli di Pieve di Soligo, Soligo, Solighetto, Farra, Follina e Col San Martino”.

Verso il 1900 fece la sua triste comparsa anche la Fillossera che distrusse la maggior parte dei vigneti; il tutto venne poi seguito dalla devastazione e dall’abbandono portati dalla Prima Guerra Mondiale. Nel periodo post-bellico e post-fillosserico, solo grazie alla tenacia delle genti locali la ripresa della coltura della vite riprese lentamente. Nel totale rinnovamento si avviò una profonda trasformazione della viti-vinicoltura locale che assunse i connotati che oggi conosciamo.

MILLESIMATO ANDREOLA                                                          DIRUPO ANDREOLA

Az. Agr. Andreola
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